“Un tempo tante persone credevano all'esistenza de su Maschinganna. Lo definivano un diavolo ingannevole che si divertiva a spaventare gli uomini e ogni tanto faceva loro dei brutti scherzi. Quando tra gli animali nascevano degli esseri deformi, la gente, non sapendosi spiegare simili mostruosità, dava la colpa a su Maschinganna. Se qualche pecora partoriva un agnello a due teste, la causa era sempre attribuita a lui, che in quel momento si era introdotto nel gregge.”  

"Nughedu Santa Vittoria, un paese custode delle tradizioni", di Dolores Turchi, 2007, Edizioni IRIS

 

Nughedu Santa Vittoria è un comune italiano di 497 abitanti della provincia di Oristano in Sardegna, nella regione storica del Barigadu. Comune autonomo dal 1947, la sua economia si basa prevalentemente su produzioni agricole.

Il Barigadu è una regione storica della Sardegna centrale nella quale, grazie al clima - soleggiato ma non arido - si trovano numerose foreste di quercie e un'ampia distesa di macchia mediterranea, come anche alcune specie di animali rari, come cervi sardi, daini, cinghiali, volpi, lepri sarde, martore, gatti selvatici, conigli e molte varietà di uccelli.

 

Territorio.

Il piccolo paese di Nughedu Santa Vittoria, situato in posizione panoramica, è adagiato su un costone roccioso di origine vulcanica al margine nord orientale del Barigadu e sorge a ridosso del monte Santa Vittoria. La sua superficie territoriale offre sorprendenti aspetti naturalistici. Il monte Santa Vittoria presso il bosco d'Assai ospita un'oasi faunistica dove sono presenti numerosi daini. Il bosco è caratterizzato dalla presenza di lecci e sughere secolari. Il toponimo del paese ha origine dalla combinazione di due nomi ben distinti. Il primo è "nughe", che significa noce, ad indicare che la zona in passato era ricca di noceti, il secondo deriva dal nome del monte che domina il paese. Diverse sono le testimonianze che documentano un'importante passato nella zona.


 

Storia tra Archeologia, Religione e Leggenda.

Numerosi i siti archeologici presenti sul territorio come le tombe di giganti di "Sangrone" risalenti al periodo neolitico e la necropoli di "Arzolas de Goi", scavata nel declivio di una collina trachitica e presentano cinque ipogei. Tutto il territorio presenta una continuità di frequentazione anche in epoca nuragica con diversi nuraghi: tra i più caratteristici il protonuraghe di "Su Casteddu".

In località "Pranu Santa Vittoria", dove in passato sorgeva un antico monastero benedettino, restano ancora oggi i ruderi della chiesa dedicata a Santa Vittoria. Durante l'epoca medievale il paese fece parte della diocesi di Santa Giusta e fu compreso nel Giudicato d'Arborea. Fino al 1462 appartenne alla casata dei Dejana e poi a quella dei Silva Conti di Monte Santu fino al XVIII secolo.

Al centro del paese troviamo la Chiesa di San Giacomo, chiesa seicentesca che ha la facciata divisa in due ordini da una cornice a dentelli, sottolineata da un corso di formelle in cui si alternano punte di diamante e rosette, presenta in asse con il rosone, un bel portale tardomanieristico a timpano curvilineo. L'interno della chiesa segue la tradizione gotico-catalana con un'aula mononavata con archi a sesto acuto e con cappelle laterali tra contrafforti. Le cappelle laterali sono voltate a botte e si raccordano all'aula mediante arconi a tutto sesto in conci lisci di trachite rossa;

La parrocchiale di S. Giacomo (ante 1634-74) sorge nel nucleo più antico di Nughedu Santa Vittoria, anticamente compresa nella diocesi del Barigadu, e prospetta su un'ampia piazza della quale costituisce lo scenografico fondale architettonico. V. Angius, che definisce l'edificio «piuttosto di bella forma e decente», riporta l'epigrafe un tempo collocata nel coro e oggi scomparsa, datata 1634 e concernente la fine dei lavori di costruzione, riferibile, con ogni probabilità, al solo interno, essendo procuratore Gregorio (o Georgio) Plassa: "PROCVRANTE GREGORIO PLASSA HOC OPVS PERFECTVM FVIT ANNO A NATIVITATE DOMINI M. DC. XXXIIII". Stessa data è incisa nella chiave gemmata del presbiterio. Per il prospetto dovrebbe valere invece la data del 1674 incisa entro uno scudo nel timpano del portale. L'interno della chiesa, recentemente incupito da un pesante e discutibile intervento di restauro, segue la tradizione gotico-catalana nell'impianto canonico ad aula mononavata con archi diaframma a sesto acuto che in origine dovevano reggere una copertura lignea; le cappelle laterali sono voltate a botte a tutto sesto e si raccordano all'aula mediante arconi a pieno sesto in conci lisci di trachite rossa gravanti su tozzi pilastri; la capilla mayor quadrangolare, più bassa e stretta della navata - in linea con l'interpretazione sarda che generalmente viene realizzata nei vani presbiteriali e differente dalle soluzioni elaborate in terra iberica, dove sono decisamente più articolati e quasi sempre dotati di deambulatorio -, si affaccia all'aula mediante un arco a sesto acuto in trachite modanato a tori e gole, poggiante su capitelli figurati a motivi fito-zoomorfi, difficilmente leggibili per il cattivo stato di conservazione della pietra; l'ambiente è coperto con volta a crociera con massiccia gemma pendula e sostenuta da poderosi costoloni modanati impostati su peducci decorati a fogliami dall'intaglio piuttosto sommario. Ai due lati dell'arco presbiteriale si aprono due nicchie centinate con catini valviformi sormontati da mensole aggettanti sorrette da peducci a ricciolo di marca manieristica ma rilette con sensibilità vernacolare; allo stesso gusto sono ispirate alcune nicchie ed edicole collocate nelle cappelle laterali. Il prospetto, in conci di trachite rosa accuratamente tagliati, segue anch'esso la stessa tradizione nel terminale piano con merlature a tridente, ma se ne discosta per il sapiente uso di un modulo quadrato che conferisce alla facciata proporzioni rinascimentali. Ad accrescere tale sensazione contribuiscono non poco il portale tardomanieristico a timpano curvilineo spezzato, poggiante su semicolonne scanalate e rudentate impostate su alti plinti, e il cornicione di mezzeria, dentellato e alternante rosette e punte di diamante in rilievo, che taglia orizzontalmente il prospetto. La sicura impostazione spaziale riassorbe e amalgama il bel rosone cigliato coerentemente gotico, determinando la soluzione più armonica e coerente tra le proposte coeve delle parrocchiali di Gavoi, di Ardauli e del S. Mauro di Sorgono, anch'esse ispirate a un gusto sincretistico orientato verso effetti cromatico-planari che «permetteva di svuotare dei vecchi significati segni linguistici disparati e perfino opposti per piegarli a significati nuovi» (C. Maltese, R. Serra).

In località Pranu Santa Vittoria troviamo il Novenario di San Basilio, dove in passato sorgeva un antico monastero benedettino, restano ancora oggi i ruderi della chiesa dedicata a santa Vittoria.

La media valle del Tirso, costituita a sinistra dal Barigadu Susu e a destra dall'altopiano di Abbasanta è costellata da innumerevoli chiesette campestri tutte intitolate a santi bizantini. Sono generalmente piccoli e medi edifici chiesastici ricostruiti intorno alla metà del 1600 in stile cosiddetto gotico aragonese su precedenti impianti di culto bizantino.
Si affacciano tutte sulla splendida conca del grande lago Omodeo e da ognuna di esse si scorgono generalmente le altre, offrendo, insieme ai rispettivi paesi di appartenenza, uno scenario di forte spettacolarità.
Intorno ad ognuna di queste chiesette sopravvivono ancora antiche e modeste casupole, chiamate "muristenes", destinate ad ospitare i devoti durante i novenari. Per nove notti consecutive la popolazione esprime, in una sorta di ritiro spirituale, la propria devozione al santo. Oltre alle devozioni religiose che vengono espletate all'alba e poco prima del tramonto per lasciare il resto della giornata alle occupazioni lavorative, tutte le notti vengono allietate da canti e balli cui partecipa, oltre ai "novenanti", anche altra parte della popolazione che dopo cena si reca al novenario per tenere compagnia ai devoti. La pratica delle novene si perde nella notte dei tempi e risale all'arrivo in Sardegna, nella seconda metà del primo millennio, dei monaci bizantini che abbandonarono i loro luoghi di origine in seguito alle persecuzioni di Leone Isaurico che, influenzato dalla cultura islamica, proibì il culto delle immagini sacre. Le nove notti di raccoglimento spirituale rappresentavano inizialmente una sorta di scolarizzazione del culto dei nuovi santi portati dai monaci nell'isola, per poi trasformarsi in un perenne culto devozionale, arrivato fino ai nostri giorni praticamente intatto. In periodo giudicale, agli inizi del secondo millennio, questi incontri religiosi si adattarono alle esigenze agricole, diventando anche luogo di ritrovo degli agricoltori che avevano necessità di incontrarsi per programmare le loro attività lavorative. Durante le novene si stipulavano gli accordi di lavoro per le imminenti vendemmie. La maggior parte dei novenari si trova infatti inserito in territori un tempo adibiti ad una intensa coltura viticola (il baldacchino per il trasporto processionale del San Basilio di Nughedu porta ancora le colonne ornate con tralci di vite).

S. Basilio Magno è un novenario campestre situato a 2 km dal centro abitato. La chiesa è stata realizzata in stile tardo gotico - catalano risalente al 1600, presenta un porticato sorretto da otto colone su un lato e i caratteristici muristenes dall'altro. Dalle linee architettoniche semplici, la chiesa è databile nelle forme attuali al primo trentennio del XVII secolo. Risulta attualmente quasi completamente intonacata con malta di calce sia esternamente che internamente. E' costituita da un'unica navata a pianta rettangolare, scandita in quattro campate da archi a sesto acuto in conci di trachite. Su uno dei lati corti della navata, in posizione opposta rispetto alla porta principale d'ingresso, si inserisce lo spazio occupato dal presbiterio e dall'abside, rialzato da un gradino rispetto alla navata, ospitante l'altare in muratura con il sovrastante gruppo scultoreo del Santo e in posizione più avanzata verso la navata, la mensa in legno per la celebrazione dell'Eucaristia. Sul lato sinistro e destro e posteriore sono presenti delle sedute coperte con lastre di trachite. Il corpo del presbiterio risulta aggiunto, presenta pianta rettangolare, copertura con volta a botte con imposta segnata da una robusta cornice, ingentilito nelle pareti laterali da due scuffie lanceolate dove si inseriscono due finestrelle. Sempre dal presbiterio si accede alla sacrestia, attraverso una porticina con architrave monolitico in trachite, recante questa incisione "HOC OPUS ANO DMN 1834" (probabilmente fu l'anno che ha determinato lo stato attuale dell'edificio con la costruzione del presbiterio). La navata in prossimità degli ingressi principale e laterale, della terza e quarta campata di sinistra, presenta tracce dell'originaria pavimentazione in trachite, coperta attualmente da una recente realizzata in marmette, mentre nelle pareti laterali della prima campata risultano inoltre visibili sia dall'interno che dall'esterno due arconi obliterati. La copertura della navata è in travi e arcarecci in legno con cannicciata e manto di copertura in coppi. Sulla facciata principale, il portone d'ingresso è racchiuso da due colonne su plinti in trachite, che reggono una trabeazione rettilinea. Altri due plinti, di modeste dimensioni sostengono due colonnine alveolare terminanti in capitelli e fascione floreale portanti l'arco a tutto sesto a ghiera gradonata. Sull'architrave gradonato poggiante sulle due colonne laterali, si apre una finestra quadrangolare con profondo sguancio gradonato. Sul lato destro del prospetto si inserisce un modesto campanile a vela e sullo stesso fianco corre un porticato coperto in coppi con la stessa falda della copertura dell'aula. Il portico è sostenuto da otto colonne in trachite impostate su massicci plinti dello stesso materiale, sormontate da capitelli con tori e gole con mensole che reggono l'architrave ligneo della copertura.
L'area circostante la chiesa è delimitata attualmente per tre lati da una serie di costruzioni che occupano attualmente una superficie di circa 300 mq, che racchiudono lo spazio del sagrato, chiamato dai Nughedesi "sa corte de sa festa", cioè "la corte (cortile) della festa". Si tratta di edifici costruiti con pietrame trachitico reperito in loco legato con malta di calce e fango, piccole casette che servivano di rifugio ai fedeli che in passato vi trascorrevano tutto il periodo della novena e della festa. Allo stato attuale queste costruzioni comprendono:

  • 12 "Muristenes": piccole abitazioni costituite da un unico vano, a pian terreno, che in occasione della novena vengono concesse a chi ne fa richiesta;
  • 3 "Muristenes" parzialmente crollati;

 

Museo naturalistico Oasi d'Assai.

Il museo naturalistico Oasi d'Assai si trova in una località detta Alamoju. All'interno del museo sono esposti reperti di fauna sarda, una riproduzione del territorio naturale della foresta, è presente una xiloteca ed una collezione di minerali e fossili di provenienza isolana. Il monte Santa Vittoria presso il bosco d'Assai ospita un'oasi faunistica dove sono presenti numerosi daini. Il bosco è caratterizzato dalla presenza di lecci e sughere secolari.

Il Museo è si trova  nel territorio di Nughedu Santa Vittoria, all'interno dell'Oasi di Assai. Lo splendido ambiente naturale, caratterizzato da graniti, sughere, lecci e macchia mediterranea, è anche area di ripopolamento del cervo e del daino. L'edificio, ristrutturato e annesso alla foresteria del cantiere forestale,  fu ricovero di pastori e greggi, quando quest'area costituiva pascolo pubblico. Vi sono esposti, in un unico ambiente, esemplari impagliati di fauna sarda e pochi altri non sardi (fenicottero, testuggine marina).

Un diorama riproduce un angolo di territorio naturale della foresta, con un bell'esemplare di aquila reale (che nidifica ), il topo quercino, la poiana, il daino, cinghiali, donnole, il gatto selvatico, lo sparviere. Sono presenti una xiloteca, con sezioni longitudinali e trasversali di numerose essenze legnose della macchia mediterranea e dell'alto fusto, ed una collezione di minerali e fossili di provenienza isolana. Particolarmente notevole un esemplare di corallo di Bosa. Il materiale esposto è classificato con nome comune, nome scientifico e nome sardo.

Alcuni pannelli illustrano le varie specie animali e vegetali. Concludono la visita, all'esterno del museo, una carbonaia ed una pinnetta pastorale costruite secondo le tecniche tradizionali.

 

Un nuovo modello di accoglienza: Nughedu Smart.

Un paese che rischia lo spopolamento deve trovare in sé le modalità per salvarsi, valorizzando l’ambito rurale e riscoprendo il senso di comunità. Così si riassume il cuore del progetto che ha l’obiettivo di sviluppare una politica “smart” in un piccolo paese del Barigadu, rilanciando l'economia in chiave glocal, ovvero adeguando il panorama della globalizzazione alla realtà locale.

I protagonisti di “Nughedu Smart” sono i cittadini e gli amministratori comunali chiamati, questi ultimi in particolare, ad alimentare la partecipazione e a confrontarsi sui temi della ruralità. Da ciò è stato istituito il Rural Lab, il living lab in cui si dipanano dosi di formazione e si accresce la consapevolezza delle potenzialità, gestito da Nabui, la società che ha proposto il progetto smart.

Le analisi del contesto e swot hanno fatto emergere come lo sviluppo del paese passasse attraverso un nuovo modello di accoglienza che tenesse conto dello scenario di sharing economy che prende corpo a livello internazionale, l’economia della condivisione, che disintermediando propone nuovi modelli di consumo e nuovi stili di vita basati sul riuso piuttosto che sull'acquisto, sull'accesso al bene piuttosto che il possesso, sulla fiducia verso gli sconosciuti piuttosto che la diffidenza.

Nel caso specifico, è emerso il bisogno della comunità di sviluppare un’offerta di accoglienza, in particolare nel settore della ristorazione. Nabui ha così elaborato il concept e sviluppato un piano di azione per sviluppare, organizzare e gestire l’offerta di ospitalità e ristorazione diffusa.
Sette cuochi e un oste, sono i nuovi protagonisti della nuova accoglienza targata Nughedu. Riuniti nell’Associazione “Nughedu Welcome” sono pronti a lanciare il Social Eating Day, la giornata dedicata al mangiare insieme, in programma il prossimo 19 agosto a Nughedu Santa Vittoria e che rappresenterà il lancio del modello di accoglienza.

Nughedu Smart, oltre a essere un progetto di innovazione sociale, di comunicazione, di storytelling, di rigenerazione urbana e un modello di accoglienza sostenibile basato su un immaginario gastronomico identitario. Parallelamente al tema dell’accoglienza, infatti, si punta a rendere protagonista del modello un piatto  tipico locale, la Pasta in brodo. La sfida è rivisitare il piatto, rimodellandolo secondo i gusti dei consumatori internazionali. Il direttore scientifico è lo chef stellato Roberto Petza. ​

 

Ricorrenze ed Eventi.

Tra le principali feste che si svolgono a Nughedu Santa Vittoria ricordiamo:

- Il 24 e 25 luglio, la festa di San Giacomo ;

- Il 26 luglio, la festa di Sant'Aanna;

- La prima domenica di agosto, la festa di Santa Vittoria;

- Dal 24 agosto all'1 settembre si svolge la festa di San Basilio.

 

Bibliografia.

Manlio Brigaglia, Salvatore Tola (a cura di), Dizionario storico-geografico dei Comuni della Sardegna, Sassari, Carlo Delfino editore, 2006, ISBN 88-7138-430-X.

Francesco Floris (a cura di), Grande Enciclopedia della Sardegna, Sassari, Newton&ComptonEditori, 2007.

F. Segni Pulvirenti-A. Sari, Architettura tardogotica e d'influsso rinascimentale, collana "Storia dell'arte in Sardegna", Nuoro, Ilisso, 1994, sch. 73.

Dolores Turchi, Nughedu Santa Vittoria, un paese custode delle tradizioni, Edizioni IRIS, 2007.

 

Fotografie di Vincenzo Ligios.

 

Localizzazione       Territorio       Informazioni       Siti web
Stato: Italia       Coordinate: 40°06′04″N 8°57′05″E       CAP: 09080       http://www.comunenughedusv.it/
Provincia: Oristano       Altitudine: 533 m s.l.m.       Prefisso: 0783       http://www.comunas.it/nughedusantavittoria/
      Superficie: 28,57 km²       Fuso Orario: UTC+1       http://www.sardegnaturismo.it/it/punto-di-interesse/nughedu-santa-vittoria
      Abitanti: 497 (30-04-2014)      

Classificazione Sismica: Zona 4 (sismicità molto bassa)

      http://www.sardegnaambiente.it/j/v/874?s=3&v=9&c=6707&ids=62
      Densità: 17,4 ab./km²       Nome abitanti: Nughedesi        
     

Comuni confinanti: Ardauli, Austis (NU), Bidonì, Neoneli, Olzai (NU), Sorradile

      Patrono: San Giacomo
       
            Giorno festivo: --------------      
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